Pubblicato da: mathetios | 8 febbraio 2009

Vi prego finiamola…


 

Riporto fedelmente un post trovato nel blog della moglie (nonchè cantante lirica) del mio docente di conservatorio

 

Lo so che la cosa migliore sarebbe ignorarlo.
Lo so che parlarne male equivale comunque a parlarne
a dargli visibilità.
Ma è più forte di me.
Non intendo smettere di parlare del grande bluff-Giovanni Allevi.
Ci deve essere qualcosa nei miei scritti e in quelli di altra gente competente,
che intendo riportare qui,
che possa convincere anche solo qualcuno dei lettori del mio blog,
della veridicità di quanto vado dicendo,
della veridicità di quanto riportato da Uto Ughi,
della assoluta insipienza musicale di Allevi.
Pertanto vi riporto il post
di un amico al  seguente blog

Jesus Allevi Superstar (Ughi-Allevi 1-0)

La recente disputa tra Uto Ughi e Giovanni Allevi
sulle pagine de La Stampa mi fornisce l’occasione per rispondere a
tutti coloro (parenti, amici e conoscenti) che mi chiedono ormai a
cadenza pluriquotidiana
ma che ne pensi di Giovanni Allevi?,
come se io fossi un grande critico musicale. Praticamente non si può
fare a meno di passare le serate parlando di Giovanni Allevi (il che,
devo ammettere, mi arreca un fastidio viscerale).


Io personalmente dico subito che non lo sopporto,
non tanto per colpa sua, quanto per la sua somiglianza con il nostro
attuale e beneamato premier: spacca le opinioni a metà, crea leggende
metropolitane su sè stesso, raramente dice ciò che pensa, ha un
ineguagliato culto della propria immagine, vuole sempre apparire 30
anni più giovane di quanto non sia, riempie le piazze, ha un consenso
del 108% e rigorosamente trasversale, partorisce topolini e declama di
aver smosso le montagne.


Allevi ha un incredibile successo popolare e la sua musica piace.
I concerti di Allevi riscuotono un enorme successo di pubblico. Il concerto del Senato (al quale lui e i Virtuosi Italiani sono stati probabilmente invitati da Renzo Bossi, suo sosia et alter-ego)
non ha fatto che suggellare questo dato incontrovertibile. Fa il tutto
esaurito ovunque egli vada, e si tratta in genere di migliaia di
persone. Prendiamo questa testimonianza, “
Tutto esaurito il conc… (ehm) al concerto di Giovanni Allevi”.
Non credo, a memoria, di aver assistito a concerti di pianisti anche
celebri che abbiano fatto il tutto esaurito con duemila persone. Anzi,
all’ultimo concerto di
Krystian Zimerman,
a Bari, non solo c’erano quattro gatti, ma c’era solo un rappresentante
del Conservatorio locale, un direttore d’orchestra. Tutti gli altri
erano a casa a vedere la televisione. Per la cronaca, nella stessa
stagione musicale di Zimerman, era previsto anche il concerto di
Giovanni Allevi, il quale ha fatto… il tutto esaurito (a quanto mi
raccontano, perché non ci sono andato). Ricordo che quando vidi il
cartellone con la stagione mi venne un colpo, tanto da indurmi a
fotografarlo.



Come
spiegare questo fenomeno? Zimerman è un mostro sacro, Allevi è un
pischello. È come se venissero Robert De Niro e Silvio Muccino ad
inaugurare il Cinema Paradiso. Inspiegabile che i due vengano messi
insieme nello stesso posto, ma ancora più incredibile che il primo
accolto venga accolto da quattro gatti e il secondo da un bagno di
folla. Inspiegabile ma vero.



Allevi fa una musica facile e/o banale.
Sebbene lui scriva che la sua musica "parla al cuore ma il suo virtuosismo tecnico e soprattutto ritmico richiede esecutori di grande talento" (cosa sia un virtuosismo ritmico non ne ho idea, ndr),
la sua musica in realtà è fatta da quattro note messe insieme, e ben lo
sanno tutti gli studenti di pianoforte alle prime armi che si cimentano
felicemente con questi brani. Normalmente non presentano alcun tipo di
virtuosismo tecnico nè tantomeno
ritmico.
Ma quel che è peggio, è che molto spesso i pezzi "più difficili" sono
incredibilmente banali da un punto di vista semantico. Cioè o sono
incomprensibilmente impegnativi, o esprimono quel poco con mezzi
infantili. Sicuramente è una musica
orecchiabile,
ma "gradita all’orecchio" è una celebre definizione di musica, per cui
tutte le musiche sono orecchiabili per definizione. Per il resto, non
conosce modulazioni, non conosce sviluppo, non conosce contrappunto,
non conosce nulla se non il tema e qualche fioritura per far passare il
tempo.


Per tacere della strumentazione primitiva e sempliciotta
che dedica all’Orchestra Sinfonica (usando questo termine uno pensa di
trovarsi di fronte all’Ottava di Mahler, e poi scopre che
al massimo si tratta di un complesso da camera e al peggio di quattro violini).
Insomma, decine di studenti di Composizione saprebbero (anzi, sanno)
scrivere musica molto più pregnante e significativa, sia per forma che
per contenuti.



Allevi è un presuntuoso egocentrico e dimostra 25 anni meno di quanti ne abbia.

Eh sì. Il bambino prodigio che suona e risponde all’intervista ha 39 anni,
cioè cinque anni meno di Fabio Fazio, il quale sembra suo padre, o al
massimo suo zio. Questo sempiterno mentire sull’età per sentirsi meno
vecchio è una delle cose che non tollero in Allevi. Come anche l’aura
messianica di cui egli stesso si ricopre con
frasi del genere:

La
musica cosiddetta «contemporanea», atonale e dodecafonica, in ogni caso
non è più tale, perché espressione delle lacerazioni che agitavano
l’Europa in tempi ormai lontani. Ecco allora il mio progetto
visionario. È necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che
insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova
musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la
gente. Ho provato a farlo, con le mie partiture e i miei scritti. È
stato necessario
.


Ecco arrivato il Gesù Cristo delle sette note
a risollevare le sorti della musica contemporanea, rea di essere
espressione di una geopolitica ormai defunta. Dalle ceneri di
Stockhausen nasce Allevi. Da Nono, Berio e Maderna, il testimone passa
ad Allevi. Da Arvo Part a Schnittke, da Ligeti a Adams, da Petrassi a
Sciarrino, ma anche da Morricone ed Einaudi, la sapienza costruttiva,
la padronanza tecnica e la pregnanza contenutistica che sembravano
ormai irreversibilmente perdute si materializzano nel capacchione di
Giovanni Allevi, l’uomo che riempie le piazze, che avvicina i giovani
alla musica, il
nuovo sole di Turoldo (sic!).

Centinaia
di giovani mi scrivono che, sul mio esempio, sono entrati in
Conservatorio per studiare uno strumento o per intraprendere la via
creativa della composizione. Come la storia dell’Estetica musicale
insegna, in tutte le epoche ogni idea nuova ha dovuto faticare per
affermarsi, divenendo poi, paradossalmente, la «regola» per i posteri.
Quello che è certo è che quando il nuovo avanza fa sempre paura.


Cioè lui è consapevole di essere già in pectore nella storia dell’Estetica musicale, destinato a divenire paradossalmente la regola per i posteri.

ma
l’assunto più grave che circola è: «Allevi approfitta dell’ignoranza
della gente, attraverso una furba operazione di marketing». Niente di
più falso! La mia è una musica classica, perché utilizza il linguaggio
colto, la cui padronanza è frutto di anni di studio accademico. La mia
è una musica nuova perché contiene quel sapore, quella sensibilità
dell’oggi, che nessun musicista del passato poteva immaginare
.


Cosa sia un linguaggio colto non è dato ancora di spiegare. Però contiene quel sapore, quella sensibilità dell’oggi che nessun musicista del passato poteva immaginare.
Eccoci al Nuovo Testamento dell’Arte Musicale, alla svolta cristologica
del desueto e dell’obsoleto, al Rinnovamento nello Spirito, alla
Rivoluzione Copernicana, allo Sconvolgimento, alla Palingenesi, al Day After, ecco il Mozart del 2000, il portavoce nel mondo della nuova creatività musicale italiana, il musico-filosofo,
il nuovo Noé che traghetta le specie decrepite della decadenza
antidiluviana verso il Nuovo Mondo, il Profeta del gusto e della
sensibilità popolare, l’OBAMA
de noantri, l’arco di luce che teletrasporta dalle Civiltà Precolombiane alle Missioni Spaziali.

Lui è ammirato da tutti, dai gatti fino ai premi Nobel per la Medicina.
Per non considerare le leggende metropolitane che lui stesso ha messo
in circolazione su di sè. Ormai sono arcinote, per cui evito di
riportarle. Insomma, la cosa che, tra le tante, più dà fastidio in
Allevi e contemporaneamente fa più ridere, è questa sua incorreggibile
spocchia.


Conclusioni. Perchè Allevi fa il pienone e Pollini no?
Molti
si potrebbero chiedere perchè Baricco piace (e venda) più di Montale o
Ungaretti e i fumetti di Topolino piacciano (e vendano) più di Picasso
o Kandinskij. Evidentemente non regge l’assunto che
più un musicista è bravo, più riempie i teatri.
Se fosse vero, Zimerman e Pollini farebbero il tutto esaurito mentre
Allevi rimarrebbe a casa dove era fino a qualche anno fa. Ma senza
scomodare Zimerman e Pollini, Allevi non regge il paragone neanche con
Stefano Bollani, il pianista cui più di tutti la stampa lo accosta. Provate ad ascoltare prima Evolution e poi Bollani Carioca, e mi darete ragione.

Il
martellamento mediatico di cui è protagonista è pari solo a quello di
Veronesi e di Francesco Totti. Il musico di regime, lo scienziato di
regime, l’atleta di regime. Sicuramente è un discreto pianista, nel
senso che ci sono molti pianisti peggiori di lui, anche se non l’ho mai
sentito cimentarsi con i
Trascendentali di Liszt o con la 106
o con niente del genere. Sicuramente come compositore è invece una
schiappa, nel senso che ce ne sono pochi peggiori di lui, tutti
agglomerati nella fascia di età compresa tra i 3 e i 13 anni.
Sicuramente fa una musica orecchiabile, melodica, facile, per nulla
impegnativa (i cattivi parlano di
elevator-music,
la musica che si mette negli ascensori) che può piacere a chi è
abituato ad un certo tipo di melodie. Sicuramente agli addetti ai
lavori
fa scendere il latte:
uno che conosca un minimo di musica vera non può non essere d’accordo
al 100% con quello che dice Ughi. Sicuramente, infine, ha un fiuto non
comune per il commercio e per la valorizzazione della propria immagine.
Sicuramente, se poteva avere un pizzico di apprezzamento da parte di
molti, la sua irriducibile sicumera ne abbatte ogni speranza.


Per cui, cercando di darmi una spiegazione, io credo che da musicista sfigato questo Allevi sia diventato una popstar
grazie alla pubblicità e alla moda. Se fosse così sarei contento per
l’Umanità, visto che le mode passano, anche se a sentire lui,
passeranno i Cieli, passerà la Terra, ma la sua Parola non passerà. Staremo a vedere.

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Responses

  1. dio ti prego, questo pezzo ha una verve pazzesca! XD mi ha coinvolta molto e sono rimasta indignata su un punto (più vicino a me degli altri, dato che del resto non ascolto allevi indi non mi tange): cioè quel botolo viene associato a BOLLANI?????? A BOLLANI?!?!?! MA SCHERZIAMO??bah ù.ùadieu ù.ù


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